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Road To Eytc & Etc 2018 – Anno 2014: Europeo di Radevormwald

22/06/2018

Radevormwald 2

Ci avviciniamo a grandi passi alla fine di questo percorso ed è il momento di fare tappa a Radevormwald per gli Europei del 2014 con i fratelli Zinetti, Anna e Giacomo, e Maria Negrisolo.

Raccontaci in breve l’evento: quali erano le squadre più temute e quelle con cui non vedevi l’ora di giocare, quale era l’obiettivo della rappresentativa italiana e quale il tuo obiettivo personale.
Giacomo Zinetti:
Radevormwald fu per la nazionale italiana il primo evento internazionale in cui le aspettative di una possibile vittoria erano altissime, dopo il risultato della nostra rappresentativa ottenuto a Ferrara tutti eravamo consapevoli di potercela fare a salire sul gradino più alto del podio. Le squadre più temute erano la solita Svizzera, sempre portatrice di gran qualità, e l’Austria che in quegli anni era riuscita a vincere già un paio di EWC con molti dei suoi componenti.
Personalmente avevo voglia di fare del mio meglio, e possibilmente migliorare rispetto agli eventi giocati in precedenza.

Anna Zinetti:
L’europeo a Radevormwald del 2014 è stato il primo evento internazionale a cui ho partecipato con la nazionale maggiore. Non sapevo molto sulle altre squadre, ma ricordavo da altri eventi che la squadra che tutte le ragazze temevano era la Svizzera. Personalmente speravo di migliorare imparando dalle veterane. Con la squadra invece abbiamo lavorato molto sul gruppo, essendo state convocate molte ragazze nuove era fondamentale trovare affiatamento dentro e fuori dal campo. Poi arrivare in finale era sicuramente un bel traguardo a cui tutte puntavamo.

Quale è stata la strada che ha portato alla tua convocazione?
Anna Zinetti:
Ho iniziato a giocare nel settembre 2006, prima a Rovello e poi a Saronno. Prima di questo evento ero stata convocata in nazionale M18 per i mondiali in Austria del 2011 e per quelli a Ferrara dello stesso anno nella nazionale femminile B. In Austria è stato davvero bello e utile perché per la prima volta giocavo in nazionale e quindi con gente esterna al mio club, ma soprattuto abbiamo incontrato squadre da tutto il mondo come Taiwan (con cui abbiamo perso in finale), Singapore e Brasile.

Come era il rapporto con gli allenatori e con i ragazzi che hanno condiviso con te l’esperienza durante la preparazione per l’evento?
Giacomo Zinetti:
Dopo il mondiale a Ferrara ci furono 3 anni senza eventi, per questo ed altri fattori furono cambiati 7 componenti su 12 della squadra del 2011. Ma grazie all’ottimo lavoro della Bina e dell’Ila questo ricambio non fu assolutamente un problema e la squadra non ebbe bisogno di grandi lavori di assestamento, salvo quelli tecnici naturalmente.
Maria Negrisolo:
Gli allenatori erano giko e manu. Il rapporto era buono, entrambi sono riusciti a spronare la squadra a dare del loro meglio. Con le compagne il rapporto è ottimo sempre, ogni volta che c’è un evento con la nazionale riusciamo sempre a trovare molto che ci permette di essere serene dentro e fuori dal campo!
Anna Zinetti:
Nel corso della preparazione e durante l’evento c’è sempre stato un rapporto di amicizia tra tutti, sia tra compagne di squadra sia con gli allenatori. Inizialmente pensavo sarebbe stato difficile integrarsi in una squadra nella quale c’erano ragazze che giocavano insieme in nazionale da anni e che si conoscevamo molto bene, invece è stato davvero facile infatti ora nessuno dei legami che ho stretto si limita solo al campo.

Quale è stata la partita che ti è rimasta in assoluto più impressa? Raccontacela!
Giacomo Zinetti:
Credo che per me la partita più bella dell’evento fu la semifinale con la Svizzera, ho un bellissimo ricordo della nostra prestazione e del bellissimo clima durante il match. La partita che però, ahimè, è rimasta più impressa è la finale persa con l’Austria. Non riuscimmo assolutamente a dimostrare il nostro vero valore e fu una grande delusione.
Maria Negrisolo:
Ahimè la partita che mi è rimasta più impressa, e che probabilmente è rimasta più impressa a molti, è stata la semifinale con la Gran Bretagna, vinta da noi per un punto solo. Il motivo per cui me la ricordo bene è perché a causa mia abbiamo rischiato i supplementari. Infatti a pochi secondi dalla fine, con il punteggio che diceva +1 per noi mi è venuta la “bella” idea di tirare… Difesa della Gran Bretagna…contrattacco in seconda…. E poi… DIFESA IN SECONDA DI JASMINE!! per fortuna ha salvato la partita e ci ha evitato i supplementari!
Poi ricordo gli sguardi amorevoli di allenatori e compagne nei miei confronti eh eh…giustamente aggiungerei!
Anna Zinetti:
Non mi ricordo in modo particolare una sola partita. Mi ricordo le partite con l’Inghilterra e con la Svizzera in girone e nelle fasi finali perché sono state quelle più difficili e combattute. Forse la partita che per me ha significato di più è stata quella in girone con le inglesi perché nel primo tempo ero entrata come ala sinistra, nonostante mi fossi sempre allenata come ca, per dare un cambio veloce a una compagna che si era fatta male. Incredibilmente e fortunatamente le inglese soffrivano il mio pessimo tiro ignorante ad altezza spalla. Da quel momento il mio ruolo è cambiato e per la prima volta mi sono sentita all’altezza della squadra.

Radevormwald 2014Ti ricordi un aneddoto divertente di quell’europeo?
Anna Zinetti:
Mi ricordo ancora quando durante la partita con l’Inghilterra eravamo a +1 e a pochi secondi dalla fine avevano loro il possesso della palla. Io ero in panchina e da fuori ho visto le ragazze del pannello opposto correre in seconda per difende l’ultimo tiro, ma la palla si è alzata molto e loro erano avanzate troppo. Da dietro in terza linea sbucó jas che prese il tiro, ma la presa era poco decisa e la palla le stava per scivolare, ma non è successo. Azione che probabilmente si ricorda tutta la nazionale italiana, e anche quella inglese che fino all’ultimo ha sperato in un tempo supplementare.
Maria Negrisolo:
Ne sono capitate molte di cose,  a partire dal viaggio in aereo e quindi la permanenza in aeroporto tra scherzi e battute tra compagne, poi le serate a giocare a lupus con la nazionale maschile e la serata di gala dove abbiamo dimostrato il folklore tipico italiano seppure in Germania. Anche il giro a dussendorf prima della ripartenza lo ricordo col sorriso, tutti momenti che coincidono con l’essere stata piacevolmente in compagnia delle due delegazioni italiane.

Cosa ha significato per te far parte della nazionale italiana? Cosa credi ti abbia lasciato questa esperienza?
Giacomo Zinetti:
Quando mi immaginavo come potesse essere far parte di una nazionale non me lo immaginavo certo come la nazionale di tchoukball (o di uno sport minore in generale… purtroppo). Nel mio immaginario la nazionale è quella squadra che tutta la nazione conosce e sostiene, che ha a disposizione sponsor, materiale tecnico, staff medici e i cui giocatori vengono pagati per giocare. Nel tchoukball, almeno per ora, questa visione è stata stravolta. Per ogni evento, soprattutto i primi, dovevamo procurarci delle divise, trovarci i mezzi più economici per raggiungere il luogo dell’evento, e non c’era staff a supporto. I giocatori stessi, se volevano giocare, dovevano trovare il modo di farlo (fortuna che c’era la Chiara [Volonté]!).
Questa esperienza, che per mia fortuna è molto lunga, mi ha lasciato un sacco di valori raccolti dalle esperienze in giro per il mondo, soprattutto un bagaglio di amici intorno al globo con i quali ho condiviso il campo da gioco.
Maria Negrisolo:
Far parte della nazionale italiana per me è un modo per cercare di superare i miei limiti. Ogni volta che gioco una partita so che ci sono molte cose che devo ancora imparare, dai tiri, alla difesa, alla visione di gioco. Far parte della nazionale nel mio piccolo mi da l’opportunità di aumentare nel genere femminile la voglia di mettersi in gioco e di riscattarsi dall’idea sbagliata che una femmina non possa fare punti. L’esperienza della nazionale mi ha lasciato la voglia di dare sempre di più e di coinvolgere allo stesso tempo più ragazze possibili.
Anna Zinetti:
È stato davvero bello e gratificante far parte di questa squadra, sia per le amicizie che sono nate, ma anche per i risultati raggiunti, di squadra e individuali. Mi allenavo da 8 anni quando sono stata convocata. Ci ho messo davvero tanto per fare il salto di qualità necessario per essere convocata. Da quando sono stata convocata mi sono trovata  benissimo con questo gruppo, cosa che mi ha sempre stimolato agli allenamenti nel club.

Quale parola useresti per descrivere la tua esperienza e perché?
Giacomo Zinetti:
Divertimento. Per me questa parola identifica il motivo per il quale è valsa la pena affrontare un sacco di rinunce, costi, impegni. Il divertimento è ciò che cerco in un gioco ed è ciò che ho trovato nel tchoukball. Negli anni ho capito che un evento come quelli affrontati dalla nazionale non è limitato all’esperienza sul campo da gioco, ma è molto più ampia.

Radevormwald 4C’è un giocatore di un’altra nazionale con cui hai particolarmente legato?
Maria Negrisolo:
Purtroppo non sono mai stata una persona ben predisposta a chiacchierare con giocatori di altre nazionali, soprattutto per via della lingua, anche perché in italiano sono piuttosto logorroica. Piuttosto che indicare una persona con cui ho legato preferisco nominare giocatrici che mi hanno colpita per le loro qualità di gioco: jitka della Repubblica Ceca, Hanna Norman della Gran Bretagna e Evelin della Svizzera.

Giacomo Zinetti:
Uno in particolare non saprei indicarlo, anche perchè dopo 9 eventi con la nazionale ho visto cambiare praticamente ogni squadra e ho conosciuto un sacco di giocatori. Se dovessi indicarti un nome forse ti farei quello di Martin Cates, un giocatore storico con cui ho condiviso molti eventi. Un altro nome con il quale mi trovo sempre bene in campo è Bruno Remolif, in lui vedo un ragazzo che ha una incredibile passione per questo sport e per me è come se fosse una fonte di energia. Mi fermo perché la lista potrebbe crescere a dismisura… alla fine ci sono tantissimi giocatori che mi hanno lasciato qualcosa.

Sei soddisfatto del tuo lavoro e del risultato della tua squadra, soprattutto nelle fasi finali?
Maria Negrisolo:
P
urtroppo non ero soddisfatta all’epoca, si trattava dell’ennesimo secondo posto e ne avevo collezionati già tanti. Col senno di poi posso dire che essere seconde ti da la voglia di continuare ad impegnarti e arrivare prima o poi a conquistare il primo posto.

Anna Zinetti:
Del mio lavoro si. Sono partita da panchinara e ho concluso l’evento da titolare. Ovviamente sono anche molto soddisfatta della squadra; l’unica pecca è stata la differenza punti della finale con le svizzere considerando che in girone avevamo perso di 1.

Giacomo Zinetti:
In quel determinato evento non posso dire che la squadra abbia raggiunto l’obbiettivo preposto, però questo è lo sport, in campo non si va da soli e quando qualcuno vince c’è sempre qualcuno che perde. Con quel gruppo ci siamo divertiti e impegnati, e sono sicuro che abbiamo dato il massimo. Almeno personalmente non ho niente da recriminarmi, ho dato il massimo e penso che più di così non riuscirei a fare.

Radevormwald 3Quale pensi fosse (o sia) lo scopo della nazionale in uno sport minore come il Tchoukball?
Giorgio Zinetti:
La nazionale la vedo come un team di ricerca e sviluppo. È un gruppo scelto che ha l’onore e l’onere di andare ad esplorare il mondo del tchoukball e rappresentare i giocatori italiani, imparare dalle altre nazioni cose nuove da riportare a casa, e allo stesso tempo insegnare agli altri il nostro tipo di gioco. Solo con questa condivisione continua e reciproca lo sport può crescere.

Maria Negrisolo:
Lo scopo della nazionale in uno sport minore penso sia innanzitutto quello di invogliare altre persone a volerci giocare. Far parte di una nazionale ti fa sentire un po’ più vicina a quel mondo che vedi solo alla TV quando ci sono le olimpiadi o le manifestazioni internazionali. Nazionale vuol dire conoscere (anche poco visto come sono fatta io) giocatrici di altre squadre e mettersi alla prova col meglio che c’è all’estero.

Nazionale di tchoukball significa anche mantenere vivo, col comportamento in campo, tutto quello che c’è scritto nella carta del tchoukball e mostrare come non sia un’utopia ma una vera e propria filosofia di gioco e di vita.

 

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