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Road to Eytc & Etc 2018 – Anno 2003: Europeo di Rimini

02/05/2018

Europeo Rimini 2003 3

Il nostro viaggio continua con l’Europeo di Rimini del 2003: primo evento in Italia, primo evento in cui compare una rappresentativa femminile completamente italiana. E’ di Chiara Volontè il compito di raccontarci questo europeo: avremo il punto di vista non solo di una giocatrice, ma anche di chi ha svolto un ruolo fondamentale sia di allenatrice della squadra che di organizzatrice dell’evento.

Allenatrice: Chiara Volonté
Giocatrici: Alessia Banfi, Alexandra Grofova, Chiara Barabani, Chiara Volonté, Concetta Coppola, Francesca Castelli, Giulia Paccagnan, Ilaria Calcaterra, Monica Mazzoli, Sabrina Basilico, Sylvie Lanz

Chiara Scrive:

E’ vero io in quell’europeo ho anche giocato come ala di centro (allora si giocava 9) ruolo estremamente ingrato perché bisognava costituire la seconda linea di difesa, ovviamente sui entrambi pannelli, ed il campo era enorme, 40x20m, quindi si correva tantissimo. In fase di attacco si ricevevano le palle dalla rimessa ricoprendo un ruolo simile a quello del centrale di centro campo, ma sulla fascia laterale.   

Ma in realtà in quell’Europeo ho fatto molto altro:

Ho voluto fortemente che quell’ Europeo si svolgesse in Italia, chiedendo a Michel e Charles, allora presidente e Segretario generale dell’FITB, di assegnarlo alla FTBI. Siamo andati alla ricerca spasmodica del luogo più adatto e quando finalmente abbiamo avuto i contatti del sindaco di Rimini, con Luigi Carugati ci siamo presentati, con una dose di spavalda incoscienza, chiedendo patrocinio del comune ed il PalaFlaminio, gratis, per una settimana in cambio di un nuovo sport da spiaggia. 

Il mio ruolo è stato quello di organizzare l’evento, presiedendo il comitato organizzatore:  un gruppo di persone fantastiche ed instancabili, che in buona parte erano anche giocatori. Abbiamo fatto tutto ciò  con una fatica doppia del necessario perché dopo le dimissioni di Michel Favre e di tutto il comitato esecutivo, vi è stato un il rinnovo delle cariche dell’FITB, a fine marzo del 2003, e il nuovo presidente Daniel Buschbeck  ha fatto di tutto e di più per farci impazzire, arrivando più volte a minacciare di cancellare l’evento. 

La fatica è stata grandissima ma parimenti sono state le emozioni ed il risultato è stato davvero grandioso, soprattutto se si pensa che tutto ciò ha dato origine al Beach Tchoukball Festival che si ripete da 16 anni. 

Ho anche allenato le squadre maschile e femminile per un bel po’ di tempo fino a che, fortunatamente, Giuliano Balloni e poi in seconda battuta Sylvie Lanz hanno preso in mano la maschile rispettivamente come 1° e 2° allenatore. Ho però continuato ad allenare la femminile, anche in realtà gli allenamenti spesso si sono svolti a sessione unificata e quindi anche gli allenatori lavoravano insieme.

Raccontaci in breve l’evento: quali erano le squadre più temute e quelle con cui non vedevi l’ora di giocare, quale era l’obiettivo della rappresentativa italiana e quale il tuo obiettivo personale?

Purtroppo le squadre femminili furono solo 2, Italia e Svizzera a causa della rinuncia della squadra inglese e a causa dell’epidemia di SARS in Asia che bloccò le squadre di Taiwan, pronte a venire a giocare come ospiti fuori gara, dando lustro e maggiore internazionalità all’evento.

Quindi non è che avessimo molta scelta, incontrammo le svizzere facendo 2 partite di andata e ritorno.

Quale è stata la strada che ha portato alla tua convocazione?

Non vi è stata una vera selezione perché quella era la prima nazionale femminile che partecipava ad un evento internazionale. L’anno precedente infatti avevamo avuto solo 5 ragazze che giocarono ai mondiali di Loughborough  2002, aggiungendosi a 5 canadesi e 5 giapponesi per fare una squadra Brandt.
Poiché nel 2003 si giocava ancora a nove, ed noi eravamo davvero contate, ingaggiammo, con grande piacere, anche Concetta Coppola del club di Neuchatél, che  essendo italiana poté  giocare con noi.
Fu una squadra davvero eterogenea, in cui vi erano 2 mamme con le rispettive figlie. io con Francesca Castelli,  e Monica Mazzoli con la figlia Giulia Paccagnan. Ci furono anche momenti emozionanti (per noi) in cui giocammo tutte quattro contemporaneamente!

Come era il rapporto con gli allenatori e con i ragazzi che hanno condiviso con te l’esperienza durante la preparazione per l’evento? 

Ovviamente come tutte le esperienze del TB ho ricordi molto belli, di enorme fatica ma anche  di grande divertimento e di una bellissima atmosfera.   Eravamo consapevoli che, pur coi nostri limiti, nelle grosse difficoltà e con problemi che parevano insormontabili, ma che puntualmente riuscivamo poi a risolvere, stavamo vivendo/creando qualcosa di storico, unico, irripetibile e davvero speciale, il 1° europeo della storia del TB!!
Nacquero o si consolidarono rapporti ed amicizie bellissime molte delle quali proseguono ancora oggi.

Ti ricordi un aneddoto divertente di quell’europeo?

Ci sono parecchi aneddoti ma la cosa che ancora ogni tanto ricordiamo sorridendo, soprattutto Bina ed io, è che dopo la seconda partita tutte noi italiane, con una buona dose di autoironia facemmo un brindisi, con acqua minerale perché  non vi era altro a disposizione, festeggiando il secondo posto al primo Europeo della storia, scherzando, ridendo e schiamazzando.
Mentre molte delle giocatrici svizzere, che il 1° Europeo l’avevano vinto,  erano tristi e alcune piangevano calde lacrime (non di gioia) per aver vinto battendo solo le scalcinate italiane.

Cosa ha significato per te far parte della nazionale italiana? Cosa credi ti abbia lasciato questa esperienza?

Per me,  che ricoprivo già molti ruoli (Presidente della FTBI, del Comitato Organizzatore, allenatrice,…) e che avevo moltissime cose da fare/ organizzare, far parte di quella nazionale fu “causa di forza maggiore”, perché non avevamo abbastanza giocatrici, insomma ero lì proprio per necessità. E fu una grande fatica. Ma d’altro canto ci fu grande soddisfazione: ero consapevole che in Italia avevamo compiuto uno storico passo in avanti riuscendo finalmente a formare anche una “nazionale” femminile. Cosa non proprio scontata solo pochi mesi prima, se si considera la nostra partecipazione femminile al mondiale 2002.  E questo creò grande motivazione ed entusiasmo e caricò le ragazze che contribuirono alla ricerca nuove giocatrici.

Quale parola useresti per descrivere la tua esperienza e perché?

Impossibile riassumere in un sola parola tutto quello che vissi preparando e partecipando all’ETT ’03  (allora si chiamava così), me ne concedo qualcuna di più: Grande fatica, entusiasmo, stress, speranze, divertimento, lavoro, amicizie straordinarie, aiuti e sostegni inaspettati e provvidenziali, qualche delusione ed amarezza (il presidente della FITB boicottò la cerimonia di apertura)…… ma alla fine…grandissima soddisfazione e gioia.
Una delle pagine che hanno dato una svolta decisiva alla diffusione del TB in Italia.

Quale pensi fosse (o sia) lo scopo della nazionale in uno sport minore come il Tchoukball?

L’entusiasmo della prima nazionale portò nuove giocatrici e contribuì ad allargare il movimento.

Fortunatamente oggi le nostre squadre nazionali, anche se il TB non è ancora diffuso in tutta l’Italia, possono considerarsi tali vista l’eterogeneità di provenienza dei giocatori.
Ma nei primi periodi del TB dicevo ai giocatori delle “nazionali” di essere consapevoli del fatto che, essendo provenienti da poche città, chiamare “nazionali” le nostre squadre era un tantino azzardato. Io più realisticamente preferivo chiamarle selezioni italiane.  Squadre con tutto l’orgoglio di vestire la maglia azzurra e rappresentare l’Italia all’estero ma anche con l’umiltà di chi sa perfettamente di appartenere ad un gruppo ristretto.
Molti giocatori s’impegnarono su più fronti, motivati e anche consapevoli di stare vivendo un momento tanto straordinario quanto irripetibile, che  ad alcuni di noi avrebbe cambiato la vita.

 

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